icon-facebookicon-youtubeicon-email
logo

Il Paradosso del Gesto

Luogo dell’evento: Istituto Storico Parri – Museo della Resistenza, Via San Isaia 20, 40123 Bologna
Data dell’evento: dal 9 giugno al 18 giugno 2016
Vernice: giovedì 9 giugno, ore 18
Opening con performance: giovedì 16 giugno, da ore 19.00 alle 21.00

logo-accademia-belle-arti-bologna-2015 logo-museo-resistenzalogo-parri Logo-CNA-e-Creativitalogo-comune-bologna ababo-opentour-2016

2016-il-paradosso-del-gesto

Le ragioni della leggerezza

 

Casagallery ritorna in nome della leggerezza. Un’operazione, direi, che si può definire una sottrazione di peso, un racconto di corpi, idee, figure umane, che creano la struttura della mostra in un perfetto accordo di opere e personaggi coordinati in un unico sospiro.
Questo è l’impatto emotivo che si percepisce entrando negli spazi espositivi del Refettorio delle Monache, ex Convento San Mattia, a Bologna, durante la settimana dell’Opentour dell’Accademia di Belle Arti. Il titolo, “Il Paradosso del Gesto”, evento curato da Claudio Rosi e Barbara Ceciliato, mette in comunicazione-contrapposizione la leggerezza con il peso, ricordandoci che ogni cosa che scegliamo e apprezziamo come leggera non tarda a rivelare il proprio peso nell’ineluttabilità del vivere. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna; la qualità dell’esposizione appartiene ad un universo diverso da quello della vita di tutti i giorni e ci porta a volare in un altro spazio come Perseo.

 

 

Molti sono gli artisti orientali che partecipano alla mostra: Hu Jingying, con la perfomance “Giro Vita”, indaga i limiti dell’uomo e dell’esistenza; Zhao Ja Jie e Zhang Ting, con l’azione “Break”, rendono protagonista la scrittura, che diventa comunicazione delle infinite potenzialità di ciò che è imprevedibile. La loro è una scrittura leggera, basata sul rigore della linea retta, che non ha dubbi sulla fisicità del mondo; Liu Zhenru, con la perfomance “Vestito rotante”, mette in scena una pellicola trasparente che crea un vestito invisibile, una porta di accesso tra il dentro e il fuori, un confine di comunicazione tra due esseri; Gao Yang, con “Leggere la lettera italiana”, dà vita a libri apparentemente statici e immutabili che, attraverso una meta-operazione, si trasformano in un nuovo alfabeto e regalano ai visitatori un nuovo pensiero nato da libri antichi; Liu Sisi, con “Sogno confortevole”, disegna e taglia farfalle in una magnifica cesellatura per poi attaccarle a un inesistente abito trasparente che scopre invece di coprire.

 

In tutte queste opere esiste una leggerezza della pensosità, in cui i personaggi umani sono immagini ottiche, raggi, impulsi, messaggi immateriali, spiriti, come le due anime vaganti della perfomance dal titolo “Una perfomance per niente” di Alessia Lusardi e Rosetta Termenini, che dipingono con pennelli veri su lastre di plexiglass trasparenti non lasciando traccia se non quella dell’impalpabilità e trasformabilità dell’acqua.
Clarissa Spoladore lavora anch’essa con l’acqua e cerca inutilmente di creare il calco del proprio viso immergendolo in un contenitore pieno di questo elemento. Inevitabile la frustrazione dell’insuccesso, così come la delusione e la speranza costrette a ripetersi all’infinito.

 

Letizia Goldoni, con la performance-installazione “Questa è casa mia”, si prende cura della sua casa, che però è una gabbia, intesa come carcere che gli altri costruiscono attraverso i pregiudizi. C’è da parte sua una richiesta di aiuto al prossimo, ma nello stesso tempo il desiderio di chiudersi nella propria intimità a leggere il suo diario personale.
L’installazione di Valentina Rosa, “Sottosopra”, ci accoglie all’ingresso con una serie di papaveri di carta rossi che ci rimandano a molti simboli del cuore, ma non scordiamo che sono capovolti, attratti dalla gravità e dal peso.
Possiamo dire che due vocazioni opposte si contendono il campo di questa mostra, essenziali l’una all’altra. In primo luogo un linguaggio senza peso che aleggia sopra le cose come un pulviscolo sottile o, meglio, come un campo di impulsi magnetici; dall’altra lo spessore della leggerezza, la concretezza delle cose, dei corpi, delle sensazioni.
“ Come in cielo cosi in terra”, di Federica Barbieri e Giulia Giannerini, è una fotografia srotolata tra l’analogico e il digitale, sviluppata con tecniche che accompagnano il significato paradossale del corpo concreto della città vissuta e i corpi celesti delle costellazioni e degli astri. Tutto questo per ricordarci che anche se il peso ci colpisce e noi ne facciamo esperienza, noi siamo fatti di atomi e spazi.
La pittura di Alessia Lusardi “ Mi disegni un prato?”, cerca di andare contro la gravitazione universale, studia l’anatomia degli insetti, degli animali, per poterli trasformare e donare loro una nuova identità e un nuovo linguaggio irreale.

 

La video installazione di Sara Menegatti, “In Conservazione”, ci riporta ancora verso una contrapposizione: afferrare e preservare le emozioni come in una Campbell Soup!. L’artista si chiede se queste emozioni possano essere trattenute in un barattolo di vetro.
Il video “Addio Mr. Chips”, di Valeria Pelosi, è una rinascita di un oggetto abbandonato, attraverso una pistola termica a 500 gradi, che invece di ferire e sciogliere, fa rivivere un peluche che potrebbe essere l’oggetto transazionale di tutti noi.
Monica Lasagni non ci lascia scampo con la sua opera “Preludio al paradosso dell’estinzione”, un contenitore trasparente ricolmo di api morte che emanano un odore di decomposizione e paradossalmente continuano a ronzare. Un insostenibile peso del vivere.


Cristian Valdinoci, con la sua installazione in trasformazione dal titolo “Sorgenti mnemoniche”, ci mostra il percorso esistenziale, che si snoda nello spazio e nel tempo, attraverso un materiale cartaceo di derivazione industriale e un proiettore atto a definire la mappatura dei colori e della loro grana. E’ un percorso astratto nella memoria, ma anche fisico, all’interno dello spazio della galleria.
Zheng Ningyuan suona la chitarra a libera interpretazione per tutta la durata dell’evento.

 

Tutta la mostra si muove tra un processo di alleggerimento del linguaggio, per cui i significati vengono convogliati in un tessuto di strutture senza peso fino ad assumerne la rarefatta consistenza, e un processo di narrazione mentale in cui agiscono elementi impercettibili e sottili, che conducono a un’immagine di leggerezza/pesantezza.
L’arte modello d’ogni processo della realtà, ci porta ad un inseguimento perpetuo delle cose come adeguamento della loro verità infinita.

(Rosetta Termenini)