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EX TEMPORE

In occasione dell’ XII Giornata del Contemporaneo, il 15 ottobre 2016

Evento: “EX TEMPORE”
Luogo dell’evento: Istituto Storico Parri – Museo della Resistenza, Via San Isaia 20, 40123 Bologna
Data dell’evento: 15 / 21 Ottobre 2016.

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Nella sede espositiva del “Refettorio delle Monache dell’ex Convento S. Mattia”, in via S. Isaia, 20 di Bologna, sono allestite le opere realizzate da Cristian Valdinoci, Roberto Frezza, Andrea Celeste Righi, Letizia Rostagno, Sara Menegatti, Federica Barbieri, Giulia Giannerini, Paola De Dominicis, Giulia Borsari. Sono installati video e sculture, programmate performance, collocate fotografie, disegni e pitture, disposte su parete o su pavimento, nell’atmosfera “ex-tempore” che caratterizza queste realizzazioni.

Il curatore della mostra, della regia e degli allestimenti, è Claudio Rosi.
Barbara Ceciliato è la responsabile dell’organizzazione e comunicazione dell’evento.

Il viaggiatore è capace di rischiare, di cercare e di scoprire un paesaggio sotterraneo e sconosciuto. Chi viaggia osserva, ascolta, si perde. Esistono vari tipi di viaggiatori: quelli che viaggiano e vengono visti viaggiare, quelli che vivono delle esperienze estemporanee e quelli che riescono a portare con sé le esperienze fatte. I più forti, però, sono in grado di rivivere anche fuori di sé, attraverso azioni e opere, tutto ciò che hanno visto.

Questo percorso si può ritrovare nell’intera vita dell’uomo che può passare dalla mera passività alla sperimentazione di se stesso, sondando ogni residuo del suo intimo, senza lasciarne alcuno spazio inesplorato. Ecco allora che il viaggio per terre sconosciute ci mette a nudo, ci fa sentire diversi o forse semplicemente autentici. C’è anche un modo di viaggiare più sottile, che fa sì che non occorra sempre muoversi da un luogo a un altro, ma che ha bisogno di esercizio intimo, che accompagna, come un Argo dai cento occhi, il nomadismo di un pensiero in cammino.

 

Come non associare la definizione del viaggiatore alla figura dell’artista e in particolare a questa esposizione, dal titolo “Ex Tempore”, curata da Claudio Rosi e Barbara Ceciliato all’interno dell’Istituto Storico Parri di Bologna, che accomuna un gruppo di artisti-erranti. Alcuni di loro si sono recati fisicamente nel luogo descritto nell’opera, come ci mostra Letizia Rostagno nei suoi fotomontaggi “Forse è cosi…”, fotografie di spazi vissuti. Insieme a questi è possibile vedere delle macro di piselli dal titolo “ Oligarchy” e “I’m of the many”, che rimandano ancora alla storia dei popoli e alle loro religioni.
Federica Barbieri ha saputo congelare il suo vagabondare per le vie dell’Olanda, in cui è rimasta otto mesi, in un’installazione site- specific intitolata “8 mesi (NL)” con una serie di fotografie e quaderni disegnati coi quali lo spettatore ha la facoltà di interagire.

 

Cristian Valdinoci con “Then tell me that we could be spontaneous”, utilizza la storia sia personale che di artisti della contemporaneità, per dare luogo a un’installazione che si trasforma in performance e diventa conquista e catarsi. Giulia Gennarini continua la sua poetica dell’immagine attraverso il medium fotografico digitale che diventa prima storia e poi scultura nell’opera “Metàfisica”. Roberto Frezza agisce nel mondo delle comunicazioni rapide, della più veloce tecnologia audio e video. Quando il mondo, tutto il mondo, sembra a una manciata di minuti da noi, pronto a essere guardato e toccato, l’artista, nella sua esperienza interattiva in “Nessun luogo, ovunque”, si siede e gira su se stesso ininterrottamente, con un copricapo specchiante che cattura lo spettatore.

 

Giulia Borsari compie un viaggio interiore tra leggerezza e sofferenza, giocato sui colori e sui materiali, nella performance durante la quale non si mostra, ma al contrario si avvolge in “Una coperta d’aria”, che la fa sentire protetta e al tempo stesso vulnerabile. E ancora troviamo un peregrinare di emozioni con “Cosi io mi chiusi”, di Sara Menegatti che mette in scena, attraverso Serena Pirazzi, una serie di atteggiamenti che rappresentano tutti noi durante il cammino nella vita, pieno di cadute, fallimenti, disinganni, che alterano il nostro rapporto con gli altri.

 

Paola De Dominicis disegna con un tratto ininterrotto, continuo, insistente, perpetuo, una sorta di ricerca di purificazione dell’umanità, di riscatto e di rigenerazione attraverso la storia. Andrea Celeste Righi espone la linea del tempo dell’uomo, per mezzo di ciocche di capelli di persone di diverse età, donategli da volontari di tutta la penisola italiana. È una classificazione di un popolo, di un’etnia, un viaggio antropologico e sociologico, pieno di rimandi anche mitologici.

 

Alla fine del nostro tragitto ci accorgiamo che non c’è una trama da seguire. Il viaggio è patrimonio del nostro vivere e ognuno può vedere lo stesso paesaggio in molteplici modi, tutti diversi tra loro, ma non per questo sbagliati. Il viaggio è metafora della creazione e dell’interpretazione dell’uomo in un sistema ideologico e sociale intrecciato, in cui si passa dagli spostamenti reali a quelli immaginati, dove il tempo perde la sua supremazia e svanisce nello spazio della coscienza di ognuno. L’errare diventa un momento di esperienza vissuta e simbolica che l’artista, con la sua poetica e il suo agire, sublima attraverso una sorta di legame assoluto.In questo viaggio all’interno dell’esposizione , gli artisti colmano quel vuoto che il viaggiatore errante crede sempre di sentire quando migra, quel senso di inadeguatezza che gli sfugge, come se sempre gli mancasse qualcosa o non la trovasse.

Rosetta Termenini