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Omaggio a Verdi

Gianluca Ferrari, Federica Barbieri, Serena Piccinini, Monica Lasagni, Lucia Anselmi, Roberta Cavallari, Alessia Lusardi, Rosetta Termenini

Luogo dell’evento: Via S. Isaia, 20 – Bologna

Data dell’evento: Ottobre 2013

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CELEBRAZIONI Il progetto – Omaggio a Verdi – ideato da “Casagallery Itinerante”, acquista una connotazione lirica particolare si dispone su un piano di riflessione nel quale convergono attenzioni, sensibilità ed accenti tra di loro diversissimi, coinvolgenti, freschi.
Non sono sicuro che Verdi giustifichi tutto. Ma non è forse così importante. Non è detto che quel teatro musicale possa ancora vellicare i moti dell’animo dei giovani artisti presenti all’interno di un allestimento sobrio in cui i linguaggi si confrontano e si moltiplicano. Ma anche questo non è forse così interessante.
Eppure mi pare che emerga da quel dialogo una cifra profana curiosa, ambigua, sottile: il melodramma. Magari è proprio il melodramma lo scoglio ed il pretesto sul quale le opere si appuntano. Gli abbracci, frutto di incontri fortuiti, che Roberta Cavallari e Lucia Anselmi ambientano alle soglie di un luogo dove nessun abbraccio è ammissibile. Un luogo – la Borsa di Milano – dove si consumano piuttosto lotte disumane che non sembrano tener nel minimo conto le attese e gli affetti che consumano lo scambio tra gli individui “reali”. Abbracci che si ritrovano anche alla chiusa dell’happening di Alessia Lusardi e di Rosetta Termenini: il bianco ed il rosso della Traviata, della dama delle camelie, che è capace di pronunciare parole inascoltate di passione e di perdizione. Ma altresì l’installazione più verdiana che si può delle 1000 lire proposta da Federica Barbieri che, in crescendo lirico, genera una sorta di tributo alle uniche banconote “vere”, per quanto “fuori corso”, attraverso i “falsi” che riproducono le effigi delle interpreti verdiane più note. Ed ancora il curioso chiasmo spirituale e motorio tra il Va’ pensiero della scenografia lirica riconosciuta ed il Va’ treno ideato da Giulia Giannerini.
Per chiudere con un chiasmo ulteriore, un chiasmo triplice, magari non previsto: la “finestra” di Gianluca Ferrari che consente a Verdi di affacciarsi sul glomerulo ardente di stimoli e di lingue che dicono delle potenzialità melodrammatiche imposte dalla sua musica, una finestra ed un volto che trovano di fronte a sé il bianco funerario dei calchi di mascelle e mandibole dalle quali cadono i fili delle liriche musicate dal “genio di Busseto” proposti da Monica Lasagni. Ma anche, di poco a lato, l’impertinente e protodadaista manipolazione di Serena Piccinini, che chiosa e declina il mito verdiano in chiave entomologica. Melodrammi, che fortunatamente ci lasciano intendere come anche una celebrazione possa sfuggire al pericolo provinciale del debito agiografico per diventare pretesto per pensare ad altro.

Bruno Bandini

Gianluca Ferrari porta Verdi all’interno della mostra con “Window”, attraverso una proiezione. Il punto di vista che determina la finestra inquadrando un paesaggio all’esterno, è portato in un luogo protetto ed enigmatico da un’immagine seppiata, memoria in cui Verdi può prendere forma con la sua vigorosa presenza.
Giulia Gennarini, in “Musaca”, utilizza una fotografia digitale per esprimere l’impalpabilità della musica che priva di momento mori, diventa infinitamente presente. La sua immagine speculare contribuisce a prolungare questo senso di continuità. Con il video “Va Treno”, l’artista compie un viaggio in treno riprendendo dal finestrino le rotaie che si assottigliano e si allargano in una sorta di prospettiva lineare e senza fine. Quando la sinfonia verdiana “Va Pensiero” si fa strada tra i rumori striduli delle rotaie, appare un violoncello che diventa protagonista e rappresentativo di una musica eterna.
Federica Barbieri rispolvera le mille lire e con un ritocco digitale dà vita alla “Family” verdiana, creando un albero genealogico intercalato tra immagini delle figlie di Verdi e le protagoniste delle sue opere. L’installazione ricalca il concetto di albero, nella parte superiore tra due fogli di plexiglass trasparente, appaiono le due mogli di Verdi, a scendere Violetta, Lady Macbeth, Abigaille, Aida.
Serena Piccinini con “Pulce Verdiana (Aphaniptera Nabucco Aurea)”, crea una collezione entomologica immaginaria e un testo con influenze tardo-romantiche che descrivono una storia tra la realtà e la finzione con ironia e stravaganza. Come nelle collezioni da museo, le piccole pulci di carta colorata, la pulce albina, la pulce dei prati, la pulce lolita, per citarne alcune, campeggiano all’interno di teche di plexiglass trasparente tra le quali la Pulce verdiana spicca per il suo colore dorato.
Monica Lasagni espone sette calchi dell’apparato dentale come bocche morte, inanimate, che possono solo emettere note silenziose. L’opera s’intitola, non a caso, “30.01.1901”, data del funerale di Verdi che lui stesso ha voluto si svolgesse in assenza di musica, nella quiete della perdita del contatto. Fili e pizzi scendono dalle bocche senza vita emettendo una lingua sconosciuta, ma con un ritmo e una misura, una successione, un ordine, un tempo, propri solo della musica.
Il video di Lucia Anselmi e Roberta Cavallari dal titolo “La donna rossa. Ti abbraccio, non aver paura” fa parte di un trittico ispirato a “La danza della vita” di E. Munch. La donna dell’artista espressionista è attualizzata nel nostro tempo e all’interno della nostra società e dei suoi stereotipi, in cui la donna al culmine della passione si apposta davanti alla Borsa di Milano dispensando abbracci. Non a caso la protagonista del video sceglie l’edificio della Borsa valori, luogo in cui si decidono le sorti dell’economia e quindi della vita dell’uomo, barometro delle condizioni finanziarie e produttive di un Paese. È noto come Giuseppe Verdi sia stato un attivista convinto con un animo patriottico. Sempre attento alla politica del suo tempo, la sua vita si estende lungo il Risorgimento non restando mai estraneo agli eventi che conducono l’Italia alla conquista dell’indipendenza e dell’unità nazionale.
Durante la vernice, Alessia Lusardi e Rosetta Termenini incarnano le donne di Verdi, bisbigliate all’orecchio del pubblico. La donna rossa, l’amore, la sensualità dionisiaca, la cortigiana, si aggira tra il pubblico sulle note del violino, suonate dal maestro Pio Amore. Fruscii e sussurri si alternano al suono ostinato e stridente del violino, anima del melodramma, che accompagna l’azione, sfumando nel volo del palloncino giallo, trattenuto dalla donna bianca, la purezza, apollinea, tableau vivant, simbolo del dramma. L’atmosfera che si crea è intensa e multisensoriale, accompagnata da profumi, voci, brusii in attesa dell’ultimo atto, “Atto V”, in cui viene pronunciata l’ultima parola.

Rosetta Termenini